La produzione di ammendante verde compostato

Sei hai una azienda agricola concorderai con noi che lo smaltimento di volumi sempre crescenti di biomasse vegetali derivanti da processi di produzione e trasformazione delle colture ortive ed arboree è un vero problema. Inoltre, l’aumento dell’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica alle questioni ambientali e l’applicazione della legislazione esistente in materia ambientale (Dlgs. 152/2006), ti obbliga a ricercare soluzioni sostenibili per la gestione dei sottoprodotti agricoli.

Come ben sai, la forma più comune di recupero dei residui vegetali è l’alimentazione del bestiame  come previsto nel Dlgs. 360/99. In molti casi, infatti, i residui freschi (ad es. cascami derivanti dal processo di trasformazione degli ortaggi destinati al consumo fresco) vengono consegnati alle aziende zootecniche con contratto di cessione ed utilizzati tal quali. Tuttavia, però, questa forma di recupero non è sempre possibile. Ad esempio, le bucce di pomodoro, i residui di mais ed altri materiali presentano caratteristiche chimico-fisiche o aspetti di tossicità tali da non poterli destinare all’insilamento o direttamente all’alimentazione zootecnica. In questi casi, se la qualità degli scarti vegetali non è adatta all’alimentazione animale, anche per la presenza di materiale estraneo (terra), i residui possono essere destinati alla distribuzione sul terreno (uso agronomico) che rappresenta una pratica relativamente semplice per gli scarti prodotti in campo ma non per quelli ottenuti in magazzino. Infatti, in quest’ultimo caso la pratica comporta costi aggiuntivi e non è immediatamente realizzabile in presenza di suoli bagnati a causa della inaccessibilità degli stessi e dell’impossibilità di interramento così come previsto dalla buona pratica agricola.

Quindi cosa fare? Il compostaggio in azienda! Perché farlo? Il compostaggio “on-farm” permette il riciclo dei cosiddetti “residui verdi” in modo che essi da problema diventino un fattore importante della produzione; fornisce un prodotto ricco di carbonio e privo di agenti patogeni e di semi di piante infestanti; attenua i problemi ambientali legati alla gestione dei rifiuti in quanto ne riduce il volume e sopprime gli organismi potenzialmente pericolosi. Per saperne di più 

L’estensione di questa normale pratica agricola potrebbe essere una soluzione importante per concorrere a conseguire l’obiettivo dell’Unione Europea di ridurre la quantità di rifiuti organici da smaltire in discarica del 50% entro il 2050 come riportato nella direttiva CE n°31 del 1999.

Molteplici ricerche hanno dimostrato che l’utilizzo di compost in agricoltura ha notevoli benefici agronomici ed ambientali che vanno dal miglioramento della qualità del suolo, della sua produttività e capacità di stoccare acqua e carbonio; alla riduzione nell’uso di fertilizzanti, pesticidi e torba; alla riduzione dei processi erosivi e quindi alla stabilizzazione del suolo.

Il quadro di riferimento normativo dell’attività di realizzazione e/o di funzionamento di un impianto di compostaggio aziendale è la normativa in materia ambientale, ed in particolare i seguenti decreti: il Decreto Legislativo 3 aprile 2006 n° 152 e s.m.i. “Norme in materia ambientale” scaricabile da http://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/06152dl.htm; il D.P.R. n° 59/2013 “Regolamento recante la disciplina dell’autorizzazione unica ambientale e la semplificazione di adempimenti amministrativi in materia ambientale gravanti sulle piccole e medie imprese e sugli impianti non soggetti ad autorizzazione integrata ambientale […]” scaricabile da http://www.tuttocamere.it/files/ambiente/2013_59.pdf; il D.lgs. n° 75 del 29/04/2010 “Riordino e revisione della disciplina in materia di fertilizzanti”, in particolare per i parametri dell’Ammendante Compostato Verde vedere l’Allegato 2 e scaricabile da http://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/10075dl.htm.

In sintesi, la disamina della normativa esistente porta a considerare il compostaggio aziendale una normale pratica agricola non ascrivendo questa attività di gestione degli scarti verdi aziendali alle attività di gestione dei rifiuti. In particolare, il compostaggio aziendale per essere tale non deve essere un’attività occasionale, ma fondata su una espressa volontà a non disfarsi degli scarti e prevedere: l’utilizzo degli scarti vegetali esclusivamente provenienti dall’azienda o da una aggregazione formalizzata di aziende; l’utilizzo di sottoprodotti (es. biotriturato legnoso, scarti pagliosi, paglia, cippato) nel processo di compostaggio esterni all’azienda solo se presente una motivata giustificazione tecnica, ad esempio per indisponibilità di materiale strutturante aziendale sufficiente a realizzare un’ottimale mescola di compostaggio; una produzione di compost non eccedente le effettive esigenze aziendali e l’esclusivo utilizzo del compost prodotto all’interno dell’azienda o dell’aggregazione formalizzata di aziende nel rispetto della buona pratica agricola.

di Maria Teresa Pergola e Alessandro Persiani.