Il compostaggio dei reflui zootecnici

Negli ultimi decenni il comparto zootecnico della Basilicata ha evidenziato una serie di cambiamenti: riduzione del numero di aziende; sensibile aumento della loro dimensione media; aumento della produzione unitaria; aumento degli acquisti di alimenti zootecnici per soddisfare in termini qualitativi e quantitativi le crescenti esigenze degli animali; e così via. Allo stesso tempo vi è stato un ampliamento del carico di lavoro aziendale, che ha fatto registrare una tendenza alla riduzione nell’utilizzazione delle superfici foraggere locali e alla contrazione dei tempi di lavoro per unità di superficie.

In riferimento alle strutture zootecniche, si sono sempre più affermate forme di stabulazione che prevedono la gestione delle deiezioni sotto forma liquida, con conseguenti problematiche gestionali e inconvenienti di varia natura (riduzione dell’efficienza di utilizzazione dei nutrienti in esse contenuti; impatto odoroso particolarmente persistente e sgradevole; potenziale capacità di causare inquinamenti a carico delle acque superficiali). Inoltre, in molte realtà aziendali, questi inconvenienti sono stati aggravati dal sottodimensionamento dei volumi di stoccaggio dei liquami in fase di progettazione aziendale o, ancor più spesso, da un aumento del numero di animali allevati a cui non è seguito il suggerito costoso adeguamento delle strutture di gestione dei reflui.

Tali problematiche si sono via via accentuate incrociandosi con la crescente sensibilità della collettività rispetto alla tematica ambientale. Di qui l’esigenza di trovare il migliore livello di compatibilità, e quindi di sinergia, fra attività agro-zootecnica, altre attività agricole e forestali e, in molti casi, anche di vocazione turistica del territorio. Una possibile proposta per ottimizzare l’utilizzazione dei reflui zootecnici è il compostaggio del letame, e ciò soprattutto se lo stesso proviene da una gestione della stalla che prevede l’utilizzazione di minimi quantitativi di paglia (lettiera).

La gestione e la corretta utilizzazione degli effluenti zootecnici rappresenta, alla luce degli indirizzi contenuti nella direttiva nitrati, un tema fondamentale per gli allevatori. Infatti, le normative nazionali e regionali in materia ambientale hanno come obiettivo il corretto carico di bestiame inteso come quantitativi di azoto prodotto in rapporto alla superficie agraria interessata dalla distribuzione. In Basilicata il massimale è fissato in 340 kg/ha/anno di azoto per le zone non vulnerabili e 170 kg/ha/anno nelle zone vulnerabili ai nitrati. Pertanto, le aziende si trovano nella condizione di avere ridotte superfici destinabili alla distribuzione rispetto ai quantitativi di azoto contenuti negli effluenti zootecnici.

In questi casi può risultare utile ridurre i volumi e/o il carico di azoto dei reflui adottando diverse tecniche di trattamento in azienda. Tra queste, la trasformazione delle deiezioni in sostanza organica umificata mediante compostaggio sembra essere una strada praticabile per offrire una soluzione di semplicità, validità e sostenibilità in termini economici ed ecologici. Inoltre, la filiera del compost (dall’acquisizione delle matrici di partenza alla distribuzione in campo) si può sviluppare nei diversi comparti agricoli contribuendo a risolvere diverse criticità, tra le quali lo smaltimento delle deiezioni zootecniche. Inoltre, il compostaggio, producendo sostanza organica stabilizzata, alimenta cicli virtuosi di recupero dei suoli degradati, ripristina la fertilità degli stessi, contribuisce al sequestro del carbonio nel suolo e riducendo gli input di fertilizzanti, antiparassitari e carburanti, abbassa i costi di produzione e riduce gli impatti negativi delle attività agricole.

 

di Carmine D’Adamo e Maria Teresa Pergola