Il compostaggio aziendale


Sei un agricoltore e non sai cosa fartene degli scarti aziendali? Li puoi compostare e riutilizzare! In questo articolo ti spiegherò cos’è il compostaggio, come avviene il processo di compostaggio, come avviare un piccolo impianto di compostaggio nella tua azienda e quali sono i benefici legati all’uso del compost ottenuto.

Iniziamo con il dire che il compostaggio è il processo di trasformazione chimico-fisica e biologica dei residui organici in humus, realizzato dai microrganismi in presenza di ossigeno e acqua. Con questo processo, il substrato di partenza altamente eterogeneo (i residui) si trasforma in un prodotto stabile chiamato COMPOST.

Diversi sono i residui organici compostabili: la frazione organica proveniente dalla raccolta differenziata; i residui vegetali provenienti dalla coltivazione e raccolta delle colture, dalla lavorazione di prodotti vegetali, dalla manutenzione del verde ornamentale, ecc.; la segatura e i trucioli provenienti dalle attività forestali; gli scarti di legno non trattato degli imballaggi; i cascami; le deiezioni animali e il letame; i sottoprodotti della macellazione e i fanghi di depurazione provenienti dalle attività di trasformazione alimentare, dai depuratori civili e dalle attività zootecniche ed agro-industriali.  

Il processo di compostaggio avviene ad opera di microrganismi che decompongono la materia organica per il proprio sostentamento. Per assicurare la sopravvivenza di tali microrganismi e la buona riuscita del compostaggio bisogna stare attenti che all’interno del cumulo ci sia un giusto rapporto carbonio-azoto (C/N) e un ambiente favorevole in termini di ossigeno, umidità, calore e pH. Il processo di compostaggio può essere diviso in due momenti: una prima fase attiva in cui i microrganismi attaccano e degradano molto velocemente la materia organica e i materiali più complessi, come la cellulosa, seguita da una fase di maturazione in cui l’attività microbica è più lenta e porta alla stabilizzazione del compost. La prima fase solitamente dura 60 giorni ed è caratterizzata da un innalzamento della temperatura, fondamentale per la sanificazione del prodotto finale e la distruzione di patogeni, larve ed eventuali semi infestanti. Allo stesso tempo, però, l’innalzamento della temperatura compromette la funzionalità di molti microrganismi e da avvio alla seconda fase, caratterizzata da un’attività microbica più lenta e da basse temperature, ma essenziale per decomporre ulteriormente gli acidi organici e i composti più resistenti e formare i composti umici e quelli azotati. Di conseguenza questa fase ha una durata variabile da 1 a 2 mesi.

Rapporto C/N, ossigeno, umidità, calore e pH sono elementi importanti da monitorare durante il processo per la buona riuscita del compostaggio. Di conseguenza, l’esperienza ci insegna che il processo non va avanti se si formano cattivi odori, se c’è poca o troppa acqua, se arrivano animali indesiderati oppure se la temperatura è troppo bassa (al di sotto dei 30°C). Ma a tutto c’è un rimedio! Basta rimescolare il materiale; riportare il giusto tenore di umidità (aggiungendo acqua, se troppo secco, rivoltando il materiale se troppo bagnato); migliorare il rapporto C/N, cioè il rapporto tra materiale strutturante e materiale nutrizionale.

Ma a proposito, cosa si intende per materiale STRUTTURANTE e materiale NUTRIZIONALE? Si tratta di due delle componenti fondamentali del compost mix. Il materiale nutrizionale rappresenta gli scarti (vegetali o animali) che vogliamo compostare ed è la fonte di carbonio per i microrganismi, mentre il materiale strutturante è il materiale da aggiungere (paglia, cippato, segatura, ecc.), nelle giuste proporzioni, agli scarti in modo da bilanciare il rapporto C/N, modificare il pH, migliorare la stabilità e assicurare porosità e il giusto contenuto di umidità al cumulo. Attenzione però: il processo di compostaggio potrà iniziare solo in presenza di un terzo componente e vale a dire del materiale starter: terreno o compost maturo.

A questo punto ci possiamo chiedere: quando è maturo il compost? Quando profuma come il terreno del bosco; quando, se bagnato, non si riscalda e quando non si distinguono i materiali di partenza.

Altra domanda da porci: come compostare? Come si costruisce un cumulo? In funzione dello spazio e dei materiali a disposizione possiamo scegliere tra la tecnica del cumulo statico ad aerazione  passiva oppure la tecnica del cumulo statico ad insufflazione attiva.

Nel primo caso bisogna miscelare bene i materiali da avviare a compostaggio in modo da dare porosità al cumulo e assicurare il passaggio dell’aria che avviene tramite movimenti passivi. Di conseguenza, il cumulo non deve essere troppo grande per evitare la formazione di zone anaerobiche (quindi definita la dimensione della base, la sua altezza deve essere massimo pari ai 2/3 della base) e va costruito per starti: si fa un primo strato di materiale grossolano (rametti, erbacce, ecc.) di 20 cm circa, poi uno strato di materiale strutturante miscelato al materiale nutrizionale, poi una sottile spolverata di terra o compost maturo (essenziale per avviare il processo), ancora materiale nutrizionale e infine una copertura di erbe, foglie o paglia. Tra i vantaggi di questa tecnica troviamo il fatto che richiede minimi impegni lavorativi, bassi investimenti economici ed è molto indicata per il compostaggio degli scarti verdi. Allo stesso tempo, però, è un processo molto lento che richiede tempi lunghi (fino a 4 mesi) e particolari attenzioni gestionali per assicurare una buona porosità ed aereazione al cumulo ed evitare così il formarsi di condizioni anaerobiche, causa di cattivi odori.

Per accelerare il processo di compostaggio si può usare l’areazione forzata mediante l’uso di una soffiante e di tubi forati, sui quali viene posto prima uno strato di paglia o cippato e poi la mescola (miscela di nutrizionale e strutturante) da avviare al compostaggio ricoperta di uno strato di compost maturo. Con l’insufflazione di aria si fornisce ossigeno ai microrganismi, si controllano le variazioni di temperatura all’interno del cumulo e si determina la vaporizzazione dell’acqua dal materiale che così tende a seccare rapidamente evitandone la decomposizione e la generazione di muffe e cattivi odori.

Affianco a queste due tecniche di compostaggio, molto diffuso è anche il compostaggio in cassoni o bins, in cui il cumulo viene rivoltato manualmente, o in un cilindro rotante. Comunque, a prescindere dalla tecnica che si vuole adoperare è bene sapere dove compostare. Sicuramente lontano dalle abitazioni, preferibilmente all’ombra, vicino a punti d’acqua per umettare il cumulo se troppo secco e su superfici impermeabili (platee di cemento o teli impermeabili) per evitare la dispersione nel suolo di eventuali percolati.

A seconda della tecnica utilizzata dopo 3 o 4 mesi, non avremo più problemi di scarti aziendali da smaltire, ma un ottimo prodotto, il COMPOST, utilizzabile in azienda al posto di fertilizzanti ed ammendanti! Infatti, una volta vagliato, in modo da recuperare il materiale strutturante ed ottenere un prodotto fine, il compost maturo può essere distribuito prima della semina o del trapianto e se proveniente dal processo di compostaggio di scarti vegetali, può essere utilizzato anche nelle coltivazioni sottoserra.

 di Maria Teresa Pergola.